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Progetti audiovisivi

eToonz è diventato OpenToonz ed è italiano

Posted by on Mag 16, 2016

Un tempo i film di animazione si realizzavano completamente a mano. I primissimi capolavori della Walt Disney, da “Biancaneve” a “Bambi” a “Cenerentola”, venivano creati realizzando centinaia di migliaia di disegni che, fatti scorrere in una rapida successione, davano l’illusione del movimento. Questa tecnica si chiama “frame to frame” e richiede molto tempo e molta dedizione: lo si potrebbe definire un vero e proprio lavoro artigianale. Al giorno d’oggi questa tecnica è stata sostituita quasi totalmente dalla CGI, la computer grafica, che permette di accelerare notevolmente i tempi di animazione. Ci sono film animati realizzati completamente con la computer grafica, altri invece che usano in modo ibrido sia i disegni fatti a mano che le nuove tecnologie. Uno dei software più noti che consentono di velocizzare l’animazione “frame to frame”, dando vita ad una serie di layer sovrapporti, si chiama Toonz ed è quello che per anni è stato usato dal noto studio di animazione Ghibli, quello cioè che ha dato vita ai più grandi successi di Hayao Miyazaki (“Principessa Mononoke”, “La città incantata”, “Il castello errante di Howl”). Da qualche tempo si è diffusa la notizia che questo programma è stato reso open source, ovvero utilizzabile da tutti senza dover pagare alcun tipo di licenza. OpenToonz non è una versione parziale del software, ma la stessa identica versione usata dagli animatori dello studio Ghibli. A spiegare come sia stato possibile arrivare a questa “liberalizzazione” del programma è colui che con il suo studio tecnico il programma lo ha realizzato, e si tratta di un italiano. Toonz è infatti un prodotto nostrano: l’azienda che lo ha creato si chiama Digital Video ed è stata fondata nel 1986 a Roma. Oggi il suo amministratore delegato si chiama Claudio Mattei, ed è lui che ha raccontato il modo in cui un software di programmazione italiano sia potuto approdare fino agli studi Ghibli, e poi oggi diventare un patrimonio comune per tutti i disegnatori, fumettisti e animatori del mondo. Negli anni ’80 Digital Video aveva creato un primo software per l’animazione chiamato CAAS (Computer Assisted Animation System) che però era molto macchinoso, in seguito così studiò un sistema più facilmente fruibile che piacque a Softimage, azienda che all’epoca si occupava dell’animazione dei film di Hollywood ( ad esempio aveva animato i dinosauri di “Jurassic Park”). Il software prese prima il nome di “ciack”, poi quello di “toonz” e venne usato da quel momento in poi per molti film in cui l’animazione tradizionale si mescolava a quella digitale. Il primo film ad essere prodotto con Toonz fu “Balto”, poi seguì “Anastasia” della Fox. Per questo lungometraggio al programma dovettero essere apportate numerose modifiche, affinché fosse in grado di reggere la gran mole di informazioni necessarie. Il programma poi venne notato anche da Miyazaki, nel periodo in cui lo studio Ghibli stava pensando a sua volta di passare dal disegno a mano all’utilizzo delle nuove tecniche computerizzate. Toonz apparve ideale per il tratto peculiare che avevano i disegni di quest’autore, e soprattutto per le necessità della sua storica colorista. Il passaggio all’open source è infine stato reso possibile dall’acquisto del software Toonz da parte di Dwango. Secondo Mattei oggi far pagare costose licenze per i programmi non è più utile: meglio invece investire nei manuali di istruzione e soprattutto nella formazione. Ora infatti OpenToonz può essere usato da tutti e diventare davvero uno strumento creativo.

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La nuova frontiera della realtà virtuale: Oculus Rift

Posted by on Mag 2, 2016

Da sempre una delle maggiori ambizioni di qualunque programmatore informatico è quella di riuscire a sviluppare un dispositivo che permetta di muoversi in un ambiente completamente virtuale esattamente come se ci si trovasse nella realtà. Questo è stato a lungo ipotizzato in film e libri di fantascienza, ma soltanto oggi possiamo dire che questo dispositivo è stato infine inventato e si chiama Oculus Rift. Oculus Rift è nato da un’idea e dall’impegno di un team di ricercatori riunitosi nel 2012 in una start up, che poi nel 2014 è stata acquistata da Mark Zuckerberg, il fondatore del famoso social network Facebook, alla cifra di ben 2,4 miliardi di dollari. Oculus Rift è un sofisticato visore che consente di immergersi completamente in un altro mondo, che nelle previsioni dei creatori e dello stesso Zuckerberg potrebbe avere in futuro molteplici applicazioni, in qualsiasi ambito della vita umana. Per il momento quello più gettonato e immediatamente attingibile è quello dei videogiochi (non a caso il principale concorrente di Oculus Rift è la Sony con i suoi visori per Playstation) e si sa come il popolo dei videogamers ami sperimentare subito le novità del settore. Le prevendite del caschetto di Oculus Rift sono iniziate già a gennaio del 2016, e le consegne erano state promesse per i primi giorni di aprile. Difatti sono partite dal 9, e tanto è stato l’entusiasmo per la prima vera e propria prova sul campo del dispositivo che la prima consegna è stata effettuata di persona da uno dei fondatori di Oculus Rift, Palmer Luckey. C’è da dire che il visore non può definirsi propriamente economico, visto che costa 742 euro contro i 400 di quello Sony, ma chi lo ha provato definisce l’esperienza davvero esaltante. Un aspetto che si deve considerare nel momento in cui si valuta l’acquisto di questo nuovo articolo tecnologico sono le condizioni d’uso che si possono leggere sul suo conto, e che riportano al cune voci quantomeno singolari. Ad esempio, tra i 26 paragrafi che regolano le condizioni di utilizzo di Oculus Rift, ce n’è una, l’ultima, che è dedicata solo ed esclusivamente agli acquirenti tedeschi. Questo perché la legislazione tedesca è leggermente differente rispetto a quelle degli altri Paesi, tutela di più l’acquirente, ad esempio stabilendo che il tribunale competente in caso di controversie è la quello della Germania. Nelle condizioni viene specificato che qualunque dato possa essere raccolto da Oculus Rift (ivi comprese misure o caratteristiche fisiche degli utenti) diventano di sua proprietà e possono essere diffuse a suo piacimento anche tramite social network come Facebook e Instagram, o app come Whatsapp. Allo stesso modo i contenuti che vengono diffusi dall’utilizzatore usando il caschetto diventano di dominio pubblico, e l’azienda si riserva il diritto di usarli e diffonderli a suo piacimento. L’articolo 18 regola le controversie, che praticamente vengono risolte ancor prima che nascano. Vale a dire che per un utente è praticamente impossibile intentare una qualsiasi azione legale contro Oculus Rift. Per finire, forse una delle clausole più curiose è quella che fa assoluto divieto di vendita del dispositivo a camorristi e malavitosi di altra natura, elencati all’interno di schedari pubblici come ad esempio l’americano Specially Designated Nationals List. Se tutte le condizioni elencate possono non fare molta differenza per un qualunque utente che decida di acquistare il visore Oculus Rift, potrebbero però dare un diverso abbrivio alla ricerca e soprattutto alle possibili applicazioni future che potrebbero tentare gli sviluppatori del dispositivo.

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Lumbeyard, il motore grafico di Amazon che dà vita ai giochi

Posted by on Apr 27, 2016

Un motore grafico totalmente gratuito, con una piattaforma multifunzionale in grado di creare giochi in 3D. Amazon tenta di entrare nel mondo del games developement offrendo un prodotto, utilizzabile in modo gratuito, ma con delle condizioni specifiche, tipo quella di sfruttare la funzionalità del calcolo.

Come appena detto, Lumbeyard è un motore grafico che consente di dar vita a giochi in 3D e sfruttare tutte le potenzialità dei video streaming di Twitch. Il mercato è bello caldo e la potenza Amazon gli ha buttato gli occhi e non solo: infatti, con questo prodotto totalmente gratis, il colosso vuole entrare nel mondo dello sviluppo di giochi. Le uniche condizioni sono quelle di usare i servizi correlati di Amazon, come il servizio cloud, che per molti sviluppatori di giochi non causerà nessun tipo di problema.

Lumbeyard, secondo il suo creatore, permette di avere la totale concentrazione sul gioco, sviluppando anche attività legate al marketing e pensare sempre meno a tutto ciò che concerne gestione di server ed infrastrutture. Sono disponibili diverse funzionalità, tra cui tecnologie che permettono di creare mondi virtuali molto simili alla realtà, ottenendo anche effetti tipo nebbia, neve ma anche di fitta vegetazione.

Il network Gridmate presenta delle caratteristiche funzionali per questo progetto, come la flessibilità: inoltre, sono presenti funzioni per gestire suoni e tante altre attività che sono tipici di giochi e video games. Gli sviluppatori che utilizzeranno Lumbeyard di Amazon, godranno della gestione totale della memoria piuttosto che di CPU e grafica. Essendo anche nelle fasi iniziali, è disponibile un test per Windows ma, ben presto ci assicurano, che sarà disponibile anche per Android, iOS, Linux e OS X: sono uscite voci che questo engine abbia tutte le caratteristiche per supportare Oculus Rift.

C’è una curiosità che gira attorno all’utilizzo di Lumbeyard: oltre alle clausole legali classiche per l’utilizzo di questo tipo di prodotti, in questo prodotto Amazon è presente la clausola anti zombi, che specifica in quali campi può essere utilizzato Lumbeyard. A tal proposito, sono esclusi gli usi impropri per strumentazione aerea, medica piuttosto che quella nucleare e spaziale. Ma come procede il paragrafo 57.10, quello appunto della clausola anti zombi, Lumbeyard potrà essere utilizzato in caso di occorenza di un infezione virale che può provocare la rianimazioni di cadaveri umani.

Insomma, come ben si capisce, si tratta di qualche sviluppatore burlone che, dopo lungo e faticoso lavoro, ha voluto trovare il lato comico di questo progetto di Amazon. Tra le caratteristiche della piattaforma però manca il linguaggio Flash e anche quello HMTL5. Questo rende di fatto impossibile sviluppare sulla piattaforma Amazon degli istant games, come possono essere ad esempio i giochi di slot machine. Troverete i migliori esempi di questa tipologia di giochi all’indirizzo www.richslots.it. I colossi del settore come Net Entertainment e Microgaming, possono dormire sonni tranquilli.

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